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IL PD CANDIDA GABRIELE MORI A SINDACO DI GROTTAFERRATA
DOMENICA 14 FEBBRAIO DALLE 8 ALLE 20 PRIMARIE
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DOCUMENTO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DALLA DIREZIONE
DELL’ASSOCIAZIONE
I POPOLARI del Lazio,
che si riconoscono nell’Associazione dei Popolari presieduta da Gabriele Mori,
con cui hanno organizzato in questi anni percorsi di impegni politici unitamente
ad iniziative culturali e organizzative, intendono svolgere, in vista del
prossimo
congresso
del PD, un autonomo approfondimento sui contenuti tematici posti a base delle
mozioni presentate al congresso, al fine di arricchire il dibattito e di meglio
orientare i nostri quadri con l'obiettivo di rendere visibili e riconfermare i
VALORI fondanti di riferimento dell' area culturale propria dei Popolari, che
per tanta parte hanno contribuito alla crescita continua ed equilibrata del
nostro Paese.
Mai
come in questa problematica fase storica che stiamo vivendo è stato necessario
far riferimento a detti valori affinchè al culto della personalità, possa
sostituirsi il valore della democrazia, nella sua matrice filologica del governo
di tutti, alla logica dell' avere ed alla ostentazione di ricchezza possa
sostituirsi quella dell'essere e dell'impegno collettivo, all'uso strumentale
del potere possa sostituirsi il valore della politica.
Noi vogliamo rivendicare il diritto dei cittadini a
scegliere direttamente e personalmente i propri rappresentanti in Parlamento,
scelti per il proprio impegno, per le loro capacità e per la loro diretta
conoscenza dei problemi del territorio di riferimento invece che per meriti per
i quali preferiamo non entrare nei particolari.
E' sotto gli occhi di tutti la crisi di legalità del
nostro Paese; i continui scandali in tutti i settori produttivi e sociali, le
infiltrazioni mafiose, gli attacchi violenti alla Magistratura, la logica delle
cosiddette raccomandazioni, la mancanza di sicurezza sulle strade in balia della
microcriminalità, non sono certo elementi the possono rassicurare i cittadini
sul futuro della nostra nazione.
La
nostra idea nasce anche dalla volontà di rilanciare la crescita economica e
sociale del Paese, riducendo via via le disuguaglianze e le sperequazioni, di
favorire lo sviluppo delle piccole c medie imprese Che rischiano di essere
fagocitate e distrutte dai colossi fmanziari, di favorire gli investimenti nei
settori produttivi rilanciando il Sud e le sue potenzialità.
Quello che non vogliamo è un'Italia spaccata in due:
il nord ricco e produttivo ed il sud povero e senza risorse con la gente
costretta ad emigrare per poter lavorare.
Siamo pienamente consapevoli che molti elettori
votano a destra per esclusione, perchè non riescono ad intravedere la
possibilità di un'alternativa valida e convincente in una sinistra che continua
a dividersi ed ha al suo interno continue crisi e spaccature.
Vogliamo
allora dare un'alternativa valida e credibile agli elettori attraverso un
programma che si sostanzia di punti di riferimento condivisibili e finalizzati
al benessere di tutti i cittadini, in aderenza al dettato costituzionale.
Al centro del nostro impegno c'è il riconoscimento
del valore sociale del lavoro, che è condizione di vita e di
sostentamento nonchè, come dice la nostra Costituzione,
un diritto di ciascuno e non certo una situazione di privilegio; per queste
motivazioni non soltanto va esteso e garantito a tutte le fasce sociali,
riconoscendo una nuove dignità al lavoro e valorizzando in ogni settore
l'impegno e le capacità produttive.
Tanto premesso, la nostra adesione alla mozione
Bersani nasce dalla condivisione di alcune linee programmatiche delle quali
si sostanzia i1 suo programma politico.
Ci si riconosce nell' obiettivo della costituzione di
un partito che si connota come popolare e
riformista nel senso del riconoscimento della pari dignità di ciascun
cittadino e nella capacità di ognuno di operare per il miglioramento ed il
progresso della società e che riguardano una nuova politica ambientale,
un'estensione dei diritti sociali a tutti, una sanità diversa che testa di
prevenire c curare al meglio, indipendentemente dalle possibilità, economiche,
una scuola aperta a tutti e per tutti, che, pur valorizzando il merito, non
esclude e non penalizza i meno dotati ne i meno abbienti.
 Ci
si riconosce altresì in un partitO pluralista in cui le diverse identità
culturali e politiche rappresentano un valore aggiunto, in cui la differenza di
genere è motivo di arricchimento e di valorizzazione, in cui le appartenenze a
diversi modelli culturali garantiscono un ampio dibattito democratico ed
escludono il rischio dell' omologazione e dell' adesione acritica ad un unico
pensiero dominate.
Siamo
anche per il riconoscimento della laicità del partite, nel rispetto degli
individuali principi etici senza alcuna prevaricazione e/o imposizione, nel
rispetto della libertà di coscienza e di opinione, condizioni indispensabili per
un' organizzazione veramente democratica.
Pienamente condivisibile anche il principio della
corresponsabilità di ogni cittadino nella gestione della cosa pubblica, in
un contesto nel quale c'è continua interazione tra i vari livelli decisionali.
Particolarmente
apprezzabile e significativa l'attenzione alla centralità della persona,
con i suoi valori etici e religiosi, senza alcuna discriminazione per sesso,
razza, credo religioso, tendenze sessuali, in un clima di grande apertura e di
attenzione all' individualità di ciascuno ed alla solidarietà civile.
Grande
attenzione infine verso i giovani, che sono il futuro del Paese e che,
con le loro conoscenze e con la loro attitudine alla ricerca ed alla
sperimentazione sono la più grande risorsa da valorizzare e promuovere mettendo
fine alla cosiddetta "fuga dei cervelli" all'estero.
Non
meno interessante è la proposta di attuare un vero e proprio
decentramento politico di ruoli, competenze e funzioni in cui le realtà
territoriali possano autonomamente decidere, in un'ottica collaborativa e di
raccordo con centro, ogni aspetto attinente alla vita del partite e agli ambiti
territoriali di riferimento.
I
popolari del Lazio, consapevoli della grave situazione di crisi che
attraversa Paese, nel quale vengono espulsi dal monde produttivo migliaia e
migliaia di lavoratori, in cui i giovani trovano gravi difficoltà a trovare
un'occupazione legata alle lore competenze ed ai loro meriti, in una prospettiva
in cui il futuro resta incerto e problematico, in cui si stenta a costituirsi
come nucleo familiare, in cui la natalità ha raggiunto livelli minimi di
crescita, ritengono che occorre creare le premesse di un partito forte,
agguerrito, coeso, che rappresenti una speranza ed una garanzia per la
ricostruzione diversa e nuova di un’Italia migliore.
Per questi motivi i popolari ritengono che la mozione
Bersani possa rappresentare un punto di riferimento forte per quanti intendono
combattere ed impegnarsi per cambiare le sorti del nostro Paese.
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Associazione dei Popolari del Lazio
Perchè Bersani.
O il PD esce da questo Congresso rinnovato nei suoi
quadri dirigenti, con una linea politica chiara e con una struttura ricomposta e
forte o la sua storia finisci quì.
Le sconfitte elettorali non si possono nascondere:
affermare che alle elezioni europee poteva andare peggio non è una soluzione a
nessun problema; consolarsi con la sostanziale empasse dell’espansione del
Pdl è quanto meno miope.
La verità è che abbiamo perso quattro milioni di voti
nell’ultimo anno. E il fatto che questo tracollo arrivi in una fase di crisi del
berlusconismo è un’aggravante e non un’attenuante. E’ da una considerazione come
questa che dobbiamo cominciare la nostra analisi.
Un ’analisi necessaria e urgente.
La luna di miele tra il Pd del Lingotto, “quel Pd”, e
il nostro elettorato si è conclusa definitivamente con la sconfitta alle
elezioni regionali della Sardegna, quando Veltroni ha dovuto prendere atto delle
sue responsabilità nella conduzione del partito e si è dimesso. Allora non c’era
tempo, o così si è ritenuto, per un dibattito sulle ragioni della sconfitta e
per mettere in campo un cambiamento profondo della linea politica , del modo di
essere del partito. Si è deciso, forse giustamente, di rinviare. Per sostituire
Veltroni si è fatto ricorso ad una soluzione istituzionale: il vice segretario
Franceschini. Che conscio della fase di emergenza ha voluto dare un segnale di
unità e ha dichiarato che al Congresso non avrebbe presentato la sua candidatura
a segretario.
A distanza di un anno ci propone, invece, la stessa
classe dirigente, la stessa linea politica e lo stesso modo di organizzare la
presenza del nostro partito nella società.
Nella mozione Franceschini non c’è neanche una parola
che esprima ripensamento. Si insiste con un partito costruito dall’alto, così
come è avvenuto all’inizio per opera di coloro che si sono trovati, per
circostanze varie, a rappresentare le due maggiori forze politiche che hanno
fondato il PD.
Un “partito liquido”, per dirla con le parole dello
stracitato Bauman. Un espressione di sicuro fascino che però nasconde una sua
pervicace ambiguità. “ Liquido” in una accezione negativa- quella che poi
rischia di prevalere- può anche essere letto come “ondivago”, “mobile”,
“leggero” e quindi facilmente dominabile da pochi notabili se non addirittura da
un singolo. Ed è stato proprio per una tale concezione di partito che, nei
fatti, abbiamo assistito al riproporsi di dinamiche inaccettabili e di fenomeni
vecchi: tra tutti, l’odiosa cooptazione personale della classe dirigente da
parte dei suddetti notabili. Non occorre fare nomi, ma dopo aver dileggiato
giustamente la legge elettorale definita dal suo stesso autore una porcata, ci
si è calati nella stessa logica e le scelte dei parlamentari sono state quelle
che sappiamo.
Una accezione maliziosamente artefatta della necessità
di rinnovamento della classe dirigente ci ha precipitati in una contrapposizione
“nuovo”/”vecchio” basata sulla carta d’identità, sull’immagine, sui visi, quando
non addirittura sui rapporti personali.
Complessivamente uno scimmiottamento del
berlusconismo.
La deriva monocratica non è nel nostro dna, né in
quello dei cattolici democratici né in quello della sinistra democratica.
La mozione di Bersani anche su questo è chiara. Il PD
che vogliamo costruire non prevede un uomo solo al comando ma un partito, un
partito vero. Una struttura solida e concreta, nel rispetto
dell’articolo quarantanove della Costituzione, che
sappia esprimere una mediazione virtuosa tra società e istituzioni, che sappia
farsi carico della selezione della classe dirigente.
Un partito che sappia valorizzare e mantenere strette
relazioni con il “popolo delle primarie” dove non vi sia contrapposizione tra
elettori e iscritti ma solo una volontaria delega di responsabilità. E’ proprio
il popolo delle primarie che chiede e vuole un partito organizzato nei territori
e nella società.
Il modello Berlusconi non incontra i nostri valori,
non è in sintonia con il nostro stile di vita, non può essere strumento delle
nostre battaglie. Aver tentato più o meno consapevolmente di indossarlo ci ha
portato alla sconfitta e, allo smarrimento della nostra identità. E’ questo uno
dei punti dirimenti per la scelta a favore di Bersani.
La battaglia non può risolversi solo attaccando gli
avversari e il loro leader per il comportamento nella sua vita privata e
pubblica. E’ giusto farlo e con grande forza, per carità, ma, di più, occorre
disegnare una chiara linea di politica economica e sociale che ponga
un’alternativa credibile e valida da presentare agli elettori.
Dobbiamo rivolgerci, non dimentichiamolo, a tutti gli
elettori. Anche a quelli che oggi non ci votano. Solo così possiamo candidarci
nuovamente alla guida del Paese.
La mozione Bersani offre una proposta compiuta basata
su scelte capaci di raccogliere intorno al PD la maggioranza delle forze del
paese. Una proposta che riporta al centro della vita sociale e produttiva
concetti dimenticati come merito e responsabilità, che propone una nuova
stagione di liberalizzazioni, l’abbattimento delle barriere di accesso alle
professioni, maggiore concorrenza, imprese maggiormente contendibili, autorità
realmente indipendenti, class action a difesa dei consumatori. Temi concreti,
come quello della diminuzione delle tasse e della burocrazia, come quello delle
infrastrutture materiali e immateriali degne di un Paese europeo.
"Trovare un senso a questa storia" è possibile. Basta
restituire al PD l’identità plurale dei democratici che "nasce dalla sintesi
delle culture fondative dell’Ulivo". Questa, la nostra, è la storia di un
partito popolare che deve essere presente ovunque, con esperienze e linguaggi
legati alla vita reale delle persone, lontano dal populismo, chiamando tutti
alla piena assunzione del proprio ruolo di cittadini attivi. "Un partito
dell’uguaglianza secondo l’ispirazione del cattolicesimo democratico e della
sinistra democratica e liberale”.
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L’Associazione dei
Popolari del Lazio, ha incontrato, Ieri a Roma, iscritti e quadri che militano
nel Pd con esponenti del mondo sindacale, imprenditoriale e del volontariato.
Il presidente, onorevole Gabriele Mori, ha ringraziato gli
elettori e presentato un’analisi sul risultato delle europee che ha visto un
importante successo dell’area popolare con gli oltre 40.000 voti da lui
ottenuti.
All’incontro sono intervenuti il senatore Lucio d’Ubaldo,
l’onorevole Pier Paolo Baretta, gli assessori regionali
Franco Dalia e Francesco Scalia; i consiglieri
regionali Paola Brianti, Simone Gargano,
Gianfranco Bafundi, Luigi Canali, Ettore
Urbano e Antonio Zanon; l’assessore provinciale
Serena Visintin, i consiglieri provinciali e comunali Enzo
Carpenella,
Ugo Onorati, Maurizio Policastro,
Giuseppe Lobefaro, Mirko Coratti
e i 30 consiglieri municipali.
È intervenuto il segretario romano del Pd, l’onorevole Riccardo Milana.
“La politica – ha dichiarato l’on. Gabriele Mori presidente
dell’Associazione – deve farsi carico delle radicali trasformazioni delle
società europee ed in particolare di quella italiana, proponendo modelli di
sviluppo economico, sociale e morale che fondino antichi valori con le nuove
sensibilità che caratterizzano i tempi della globalizzazione”.
“Per quanto concerne il Lazio, – ha proseguito Mori – occorre
costruire una proposta di governo innovativo che superando vecchie mitologie,
sappia offrire ad altri soggetti politici occasioni di un impegno comune.
I popolari possono essere, per storia, cultura, affinità, cerniera di questa
moderna alleanza che interpreti le ansie di sviluppo e di giustizia sociale così
diffuse nel nostro territorio”.
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Oggi,
mercoledì 17 giugno alle ore 18, in via Torino 146 presso il
Palazzo della Cooperazione, l’Associazione dei popolari del Lazio riunisce
iscritti e quadri che militano nel Pd con esponenti del mondo sindacale,
imprenditoriale e del volontariato.
Il presidente, on. Gabriele Mori, presiederà l’incontro al
quale interverranno il senatore Lucio d’Ubaldo, l’onorevole
Pier Paolo Baretta, l’assessore regionale
Franco Dalia e Francesco Scalia; i consiglieri
regionali Paola Brianti, Simone Gargano,
Gianfranco Bafundi, Luigi Canali, Ettore
Urbano e Antonio Zanon; i consiglieri comunali
Maurizio Policastro
e Mirko Coratti e i 30 consiglieri municipali
per esaminare il risultato elettorale delle europee che ha visto un importante
risultato dell’area popolare con gli oltre 40.000 voti a Gabriele Mori.
“Tale risultato – dichiara Mori – è la dimostrazione della forte
presenza dei Popolari nel Pd e nella società laziale”.
“L’impegno politico dei partecipanti – continua Mori –
è quello di rappresentare omogeneamente e unitariamente gli interessi e gli
ideali di questo mondo ed operare per un forte rilancio della proposta del Pd
anche in vista del rinnovo del governo regionale nel prossimo anno”.
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COMUNICATO STAMPA
giovedì 16 aprile - ore 17
Sala della Partecipazione c/o Consiglio regionale dell’Umbria
Piazza Italia – Perugia
l’on. Gianpiero Bocci
presenta il libro-intervista
di Gabriele Mori
Una storia… una speranza l’Unione Europea: storia, politiche, prospettive
“A 30
anni dalle prime elezioni del Parlamento europeo dichiara Gabriele Mori, autore
del libro ‘Una storia… una speranza - l’Unione Europea: storia, politiche,
prospettive’ si avverte la necessità di un rinvigorimento del processo di
integrazione europea.
L’imminente scadenza elettorale può essere l’occasione per recuperare la fiducia
dei cittadini negli organismi comunitari che devono divenire sempre più forza di
governo idonea a render possibile il superamento dell’attuale crisi
economico-finanziaria e sociale che contraddistingue questo nostro tempo”.
“Il libro – continua Mori – vuole essere un contributo alla conoscenza della
storia, delle funzioni e delle prospettive di questo processo di costruzione di
una Europa democratica”.
Scritto con la collaborazione di Pierluigi Camilli e la prefazione di Franco
Marini, il libro-intervista è in libreria, dal 10 aprile. |
Astensione del PD al Senato sul D.d.L. per il Fededalismo Fiscale
Con nostro disappunto il gruppo del PD al Senato
si è astenuto sul D.d.L. relativo al Federalismo Fiscale.
Nel convegno del 19 c.m. avevamo espresso la nostra contrarietà a tale
evenienza.
Pubblichiamo tra i video l’intervista rilasciata in quella occasione.
Nel prossimo numero de Il Popolare approfondiremo la tematica. |
L'Unione Europea per la pace e lo sviluppo
Intervista al Dr. Gabriele Mori
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Programma conferenze |
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"UNA DEMOCRAZIA EUROPEA PER BILANCIO, SICUREZZA E INNOVAZIONE" |
Aprile '09
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"IL RUOLO DEL PARTITO DEMOCRATICO NEL FUTURO DELL’EUROPA"
Sen. Franco Marini
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Maggio '09
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